La prima volta che entrai nel villaggio Bimbi del Meriggio era mezzogiorno. Ricordo che la prima cosa che vidi furono le housemothers che nutrivano i bimbi piccoli seduti nel giardino a fianco alla nursery, mentre la mensa si riempiva di ragazzine dai buffi cappellini verdi che tornavano da scuola.

Ancora non immaginavo quanto tutto questo sarebbe entrato nella mia quotidianità nei cinquanta giorni successivi! Divenni una sorella maggiore, come ripeteva la piccola Yvonne. Ora, a distanza di più di due mesi dal mio rientro in Italia, ancora mi sveglio pronta a dover schiacciare le banane e il mango per la colazione di Flista, a dover cercare, ancora una volta, di convincere Betty a mangiare seduta al suo posto “Kalande, Betty, kalande!”. Mi mancano i canti dei bambini dell’asilo che mi svegliavano alle otto, e il piacevole caos che provocavano i più piccini confinati in una stanza per non disturbare la maestra e i suoi piccoli alunni.

Qui, a casa mia, non ci sono Shaliine e Fridah che mi vengono a dare i pizzicotti affinchè io le rincorra, e quando entro nella mia cucina non ci sono i più simpatici cuochi che io abbia mai conosciuto, Isaac, Teresa e Kawera che mi insegnano a cucinare i chapati a ritmo di musica. Ci sono stati anche momenti molto brutti: la perdita di Agnes e di Munene, così ansioso di crescere e di conoscere. Ogni giorno mi chiedeva dell’Italia intrattenendomi in interminabili discorsi che io affrontavo con imbarazzo a causa del suo inglese eccellente. Non lo dimenticherò mai.

Consiglio a tutti, di ogni età, di passare del tempo con i bambini del villaggio e con tutte le splendide persone che lavorano all’interno della struttura, a me piace pensare che mi abbiano aiutato a crescere.
Alessia, volontaria nel mese di Novembre e Dicembre