Nchiru è fatto di un verde che non avevo mai visto prima, di terra rossa, di un sole che brucia e di un buio che è buio davvero.

Tutti questi colori me li porto dentro ogni giorno da quando sono tornata, così come porto con me i sorrisi dei bimbi, le loro mani, i loro occhi.

È molto strano pensare a quanto possa essere distante per gli altri un posto che per te è così vicino. Un posto a cui pensi tutti i giorni.

Un posto in cui c’è chi impara a camminare, chi al pomeriggio fa i compiti e chi i compiti non li farebbe mai; in cui si aspetta la domenica per poter mettere il vestito più bello, in cui in pennarelli nuovi sono un regalo speciale, in cui ti accorgi che sono tantissime le cose che devi ancora imparare, capire. Nchiru per me ha significato tutto questo e lo significa ancora. Ripensando al mio periodo di volontariato, che spero di poter ripetere tra pochi mesi, capisco che è stata un’esperienza resa meravigliosa da piccole cose…

I “viaggi” al villaggio con i più grandi al pomeriggio, la shamba con i più piccoli, “pen and paper”, i disegni con le loro firme, ora sulle pareti di camera mia. Sono molte le cose che vorrei raccontare ma metterle su un foglio è complicato. Credo però che non servano molte parole.

Forse basta pensare che in questo momento in un villaggio un po’ sperduto a Nord di Nairobi ci sono bimbi che ridono, housemother che si prendono cura di loro, uomini che lavorano nella shamba e una bella storia che, tutti i giorni, va avanti.