L’esperienza vissuta questo mese in Kenya è stata molto intensa e sicuramente non facile da raccontare. Era la seconda volta che andavo a Nchiru, nel villaggio Aina Children’s Home, già vi ero stata sei mesi prima.

Il tornarci mi suscitava una notevole emozione! Il villaggio in questi mesi era cambiato notevolmente: il verde del prato che stava iniziando a spuntare, un piccolo campo con un canestro da basket, i fiori e le piante che incorniciavano i vialetti di mattonelle ed il numero dei bambini cresciuto in modo spiccato mi hanno fatto subito sentire il profumo della “vita del e nel villaggio”. Non più una semplice struttura, bensì un vero e proprio villaggio fatto, non di edifici, ma di persone.

In questo mese mi sono occupata particolarmente di organizzare dei laboratori con i bambini della Nursery (ovvero bambini dai 6 mesi ai 6 anni!) cercando di svolgere attività sia di disegno e gioco – per i più piccoli – sia laboratori di lingua inglese, focalizzando soprattutto sulla scrittura – per i bambini più grandi.

Nel pomeriggio – molte volte – organizzavamo dei gruppi di ballo composti sia da noi volontari che da tutti i bambini del villaggio – piccoli e grandi – in cui lasciavamo che i bambini ci mostrassero il loro approccio alla musica e al ballo e ci svelassero i loro “frammenti di cultura” attraverso quello che meglio sapevamo fare o che più amavano fare. In questi momenti non era solo la musica e la danza, ma il corpo diventava un vero e proprio mezzo di comunicazione, di unione, di esibizione. Non eravamo più noi che “insegnavamo” qualcosa ai bambini ma erano loro che si svelavano a noi, erano loro che accrescevano il nostro sapere e la nostra curiosità!!

Il linguaggio condiviso al villaggio non è caratterizzato, come il nostro, dal “parlato”. Non è la bocca che “dice”, ma è il corpo che “parla”, sono gli occhi che “comunicano”. I bambini si iniziano a “fidare” di te ed affidarsi a te. Scambi non fatti di parole ma di “reciprocità”. Una reciprocità costruita soprattutto su una base di delicatezza, sensibilità ed umiltà che deve venire dai volontari per entrare in punta di piedi nelle vite di questi bambini splendidi e coraggiosissimi e anche per entrare a far parte di una cultura nuova che, inizialmente pare segreta e misteriosa, ma che una volta che impari a vederla e sentirla è veramente difficile non amare!

Margherita, da Roma.