Visitando da turista più volte il centro Africa, mi ero resa conto, dei tanti bisogni di questa bellissima terra , martoriata dalla povertà e da un colonialismo in effetti mai finito.

Sentivo pertanto il bisogno di tornarci non solo da turista ma anche per fare qualcosa di utile,concreto e diretto. l’occasione si e’ presentata, quando Vichy mi ha offerto l’opportunità di fare volontariato all’orfanotrofio di “ nchiru” e cosi’ insieme a lei, alla mia amica Luisa, a mia figlia Emanuela, velario e Joana, che condividevano con me lo stesso desiderio, siamo partiti per il Kenya.

La prima impressione avuta conoscendo “i bambini del meriggio” e’ stata quella di trovarmi in una grande, bella, famiglia allargata, dove regna tranquillità, armonia, affetto e una gran voglia di fare per costruire un futuro migliore.

Tutti infatti collaborano alla buona riuscita del progetto, svolgendo al meglio i compiti loro assegnati; il personale, con il tipico fare lento africano, che porta a termine il proprio lavoro sempre sorridendo, i bambini che giocano e accudiscono i più piccoli come fossero tante piccole balie, ci hanno trasmesso una gradevole sensazione di benessere.

All’orfanotrofio non abbiamo mai assistito a nessuna forma di isterismo, li’ tutto scorre tranquillo e a tutto si trova rimedio. quando non arrivava l’acqua perché gli elefanti avevano rotto l’acquedotto, si andava a prenderla al fiume, si bolliva o sterilizzava, quando si spegneva la luce presto per non far lavorare troppo il generatore, ci si attrezzava con la torcia, e si andava a dormire presto, quando la macchina non partiva, si spingeva e poi si parcheggiava in discesa senza troppi drammi, perché lì i problemi sono ben altri.

L’orfanotrofio come isola felice in un oceano di povertà; dentro i bambini accuditi, curati che giocano liberamente con lo scivolo e le altalene appena costruite, fuori i bambini dei villaggi che sbirciano attraverso il cancello e paradossalmente guardano all’orfanotrofio con desiderio.

Questa e’ l’Africa dalle mille contraddizioni, dove fortunatamente, splendide persone come Vichy, si adoperano portando solidarietà, benessere, affetto ed aiuti concreti; lottano con caparbietà per condizioni di vita più umane e apportano idee per preparare future gestioni autonome.

L’Africa dove il tempo che passa sembra non avere grande importanza, perché la maggior parte delle persone vivono alla giornata non in funzione del futuro e dove i bambini del meriggio, vivono il loro tempo, in attesa dei volontari che quando arrivano portano tanta disponibilità, affetto, allegria e voglia di lottare insieme per un domani diverso.

Roberta, da Roma