Scrivo di questa mia esperienza africana a distanza di quasi tre mesi... pensavo che il tempo avrebbe messo un po’ d’ordine nelle mie emozioni... ma non è del tutto così.

Mi vengono in mente mille cose, frammenti di visi, sorrisi, odori, sensazioni: Teresia che finisce di mangiare sempre per ultima, Kikobu che non si chiama così, ma ride, così io continuo a storpiarle il nome, sua sorella Candy che è più fragile di lei e la preoccupa. Un mobiletto con i medicinali messi in scatoline con i giorni della settimana, i cartoni animati la sera, le “maestre” Roberta e Luisa che in 3 giorni allestiscono la nursery, (a destra l’angolo di Rachel, a sinistra quello di Ken), Ludovica e Theo che spingono la macchina in discesa per farla partire e vanno e vengono con vernici, ferro, spesa, acqua, diesel...

Le pannocchie messe ad asciugare sul campetto, da sgranare per giorni e giorni…Albert e le mucche che fanno ancora poco latte, l’asino Totò che tutti i giorni verso le quattro va a ripulire la ciotola di Simba (il cane) poi beve, lo saluta e se ne va...

E docce fredde con l’acqua del fiume e si va a dormire presto in Africa, e presto ci si alza, ché un giorno è lungo in Africa e ogni cosa è laboriosa in Africa.

Potrei continuare con queste mie impressioni, ma credo sia meglio dire anche qualcosa di concreto. Dirò, quindi, che trovo che il centro funzioni molto bene: i bambini sono sempre sorridenti, mangiano con regolarità, studiano e sono circondati da personale (del luogo e non) attento e impegnato. Nonostante questo, tutto serve e tutto è utile, si sa è Africa… L’apporto dei volontari io credo, quindi, sia una risorsa indispensabile.

Invito chi legge ad osare e ad andare, ne sarete ripagati in termini di equilibrio e soddisfazione per essere stati utili e necessari.

Emanuela, da Roma