Sono Daniele Lamartina, ho 25 anni, svolgo l ‘attività di operatore in un centro di pronta accoglienza per minori a Catania in uno dei quartieri più difficili e degradati della città.

Sono partito come volontario per il Kenya convinto dalle parole di mia zia, che mi aveva parlato a lungo del progetto “Bimbi del Meriggio” e dalla voglia di fare qualcosa per una terra martoriata dalla povertà, da secoli di sfruttamento e da continue guerre, e per un popolo cui sono state violentate tradizioni e cultura.

Sceso dall’aereo arrivo a Nairobi, città emblematica della situazione africana: si affiancano senza soluzione di continuità enormi bidonville a ricche e superprotette zone residenziali riservate ai pochi kenioti ricchi e ai “bianchi”, il traffico è caotico e l’ aria irrespirabile. La corruzione dilaga e ne ho avuto prova quando con 600 scellini (sei euro) ho dovuto pagare la polizia che ci voleva portare in caserma sostenendo che il mio compagno di viaggio, un altro catanese, fosse di Al-Qaeda in quanto somigliante a Bin Laden.

Uscendo da Nairobi e andando verso Meru la prima cosa che ho notato è stata la ricchezza della vegetazione, la seconda cosa è stata però che tutto quel verde era costituito da “monoculture”, cioè la concreta visione dello sfruttamento da parte delle multinazionali di questo territorio. A Meru si respira un’aria diversa da quella di Nairobi. È una città più verde, meno caotica con pochissime strade asfaltate sulle quali comunque non manca il traffico. Il ruolo che ho avuto nel mio periodo di volontariato è stato quello di verificare a che punto fossero arrivati i lavori di costruzione della casa alloggio per i bambini, e valutare la necessità di acquisto di altri materiali.

Ho trascorso molto tempo con i bambini ospiti della comunità; quest’ ultimo aspetto è quello che mi ha arricchito di più perché mi ha dato il senso del mio agire per l’ Africa, questi bambini così provati dalla povertà e dalla malattia mi hanno accolto col sorriso, cantando, trasmettendomi gioia di vivere. Questa è l’ Africa, non può esistere la disperazione non puoi pensare che non c’è più niente da fare, è la forza stessa della vita che ti impone e ti spinge “a  fare”. Non è un’ esperienza per eroi, è una esperienza che tutti possono fare un esperienza che ti restituisce molto più di quello che hai dato.