Ciao!
Non è molto facile riordinare le idee su quanto vissuto, visto che ancora in me viaggiano emozioni forti e mille riflessioni. Partiamo dalle cose pratiche, che sono sempre le più facili da descrivere.
Il gruppo di luglio, come quello di agosto, composto da otto persone, ha operato su due fronti:

1-coprire 24 ore su 24 il personale che lavora nella casa famiglia (4 unità)
La metodologia è stata quella di dividere la giornata in tre turni due di 6ore ed il notturno di 12 (8-14,14-20,20-8). Ogni turno è stato coperto da due o tre unità e la terza presenza variava in base agli impegni del punto 2.
Le mansioni svolte nella casa sono state assistenza ai bimbi piccoli (lavarli, vestirli, mettere in ordine armadi, dargli da mangiare) e animazione per i piccoli e i grandi.

2-svolgere lavori richiesti dalle suore, utili al miglioramento dei servizi della casa famiglia.

Come punti di riferimento abbiamo considerato Suor Mercedes per l’ospedale (che stimo per la professionalità e caparbietà con cui ha rimesso a nuovo quella struttura così povera!) e Suor Rita per i bambini della casa (e personalmente parlando, per ogni confronto umano e spirituale si è dimostrata una grande amica!)
Abbiamo accompagnato spesso Suor Mercedes nei dispensari e a visitare famiglie povere nelle capanne, portando loro vestiti, medicine e cibo. La frequenza delle nostre uscite è stata di una volta a settimana . Le mete: i villaggi di Gaturi, Mworoga e i dintorni di Igoji.
Con Suor Rita abbiamo svolto lavori e mansioni rivolte ai bimbi nella casa e a quelli che frequentano la scuola grazie all’Aina: a luglio grazie a Gianni e Stefano (altri due volontari) abbiamo costruito un armadio in cui riporre in ordine le uniformi delle 40 scuole sponsorizzate dall’Associazione, armadio che si trova in una stanza adibita a sartoria, dispensa per le scorte per l’igiene personale (p.s. abbiamo aiutato i ragazzi a ripristinare l’uso dello spazzolino e del dentifricio, incaricando il più grande nella distribuzione del materiale e nel controllo) e altro. Col gruppo di agosto, abbiamo contribuito a ritinteggiare due stanze,destinate, come scritto prima a refettorio e dormitorio dei bimbi piccoli non HIV positivi.
La grande Lina ha dipinto due murales fantastici degni di un lavoro vangogghiano ma ricco di amore  e generosità.
Durante i turni giornalieri abbiamo tentato di sistemare e aggiustare vestiti scuciti, insegnando ai bimbi più volenterosi a rimettersi i bottoni alle camicie e ai pantaloni; abbiamo riordinato le scarpe buttando le più indecenti e ricomprandole, tentando di aggiustarne altre meno malconce. E’ stata dura insegnare loro e alle inservienti, (con cui abbiamo avuto un ottimo rapporto ma che, forse, andrebbe preparato e accompagnato meglio) che l’ordine fa risparmiare tempo e soldi.
“Avere cura delle proprie cose” è duro come concetto ma non impossibile…in parte e a volte è andata bene. Gli africani di Igoji hanno radicato il concetto di POLE POLE e i loro tempi sono decisamente più dilatati rispetto ai nostri, frenetici e serrati. Per cui non è semplice ed immediato fargli capire il concetto del “risparmiare tempo”, ti direbbero “hakuna matata”, che fretta c’è. E nemmeno del risparmiare soldi: mi tengo le scarpe rotte o spaiate.
Ma c’è un’altra via, poco invadente e dignitosa, e nel nostro piccolo abbiamo cercato di trasmettergliela.
Siamo riusciti, durante la settimana di cambio tra un gruppo e l’altro a portare due bambini a fare visite specialistiche: una per un’ernia ombelicale ed uno per una difficoltà motoria dovuta alla malnutrizione.
Per Kabura, abbiamo poi prenotato l’operazione, che si è svolta nell’ospedale di Charia ( a due ora da Igoji) il 21 agosto, nel reparto di maternità, a cura del Dott. Padre Beppe, persona meravigliosa,disponibile e competente. Operazione riuscita e con orgoglio di tutti ora la bimba sta bene, pur avendo rischiato la compromissione di parte dell’intestino, se non fossimo intervenuti subito. Anche in questo caso, la realtà dei nostri bimbi non si smentisce mai e non ci fa mai dimenticare che sono malati, che sono soggetti deboli, indifesi e bisognosi del 1000 per 1000..sempre! Lina ed io siamo state fiere di poterla coccolare la notte dell’intervento.
Per Mugambi, nuovo acquisto della casa, la visita è stata di natura ortopedica: l’11 agosto ci siamo recati, sempre affiancati da Suor Rita, all’ospedale specialistico di Toro, 2 ore da Igoji. Qui siamo stati accolti ed aiutati da Suor  Agostina, la quale ci ha consigliato, rincuorandoci, di fargli fare ogni giorno esercizi di rieducazione motoria, sia da seduto sia camminando, per la durata di un mese. Il 18 settembre ci sarà nuovamente un controllo che valuterà i miglioramenti, con la possibilità, laddove non ce ne siano stati, di mettere un tutore notturno alle gambe di Mugambi. Che bimbo solare, simpatico e pieno di vita. Ha iniziato il rapporto con noi parlando solo kimeru con le inservienti, e chiamando tutti noi “Ciao”. Poi ha imparato con caparbietà i nostri nomi, a salutarci con “Bye”, a dimostrare il suo dispiacere nel vederci andare via.

In questa esperienza, come dicevo all’inizio, troppe sono state le tempeste di emozioni e le esplosioni di amore.
Credo che a risolvere i problemi dei paesi sottosviluppati non ci si riuscirà in toto, ma sono sempre più convinta che sta aumentando l’esercito di coloro che credono che si possano migliorare le condizioni almeno di alcuni,  anche dando un minimo contributo.
In questi due mesi ho incontrato non solo persone africane meravigliose, vere, false, disponibili, furbe, genuine o rassegnate, ma persone italiane RICCHE..umanamente profonde, uniche e preziose.
Ringrazio io loro per avermi dato la possibilità di esprimermi, di essere un capogruppo preoccupato e aperto al dialogo, per avermi permesso di fare da ponte tra le varie realtà nella miriade di richieste, di avermi offerto genuinamente la possibilità di crescere.
Non sono certo arrivata ad Igoji con le idee chiare, ma sono partita, ho vissuto e sono tornata con la consapevolezza di come amo vivere la vita…di quanto in questa visione io non sia l’unica e sola, del perché tutto questo è possibile.
Serve progettare, serve raggiungere gli obiettivi, serve ragionare e sbagliare, serve assistere, serve giocare, pensare, mangiare, serve arrivare e poi ripartire…tanto in ogni cosa che si fa…ad Igoji, al St. Anne Maternity Hospital, in Africa, a casa, ogni giorno è l’eco del nostro cuore. Non saremmo stati lì, non vorremmo ritornarci ancora più carichi, pieni di ottime e nuove idee, non ci saremmo fatti conquistare, conquistandoli dai mitici 20 bambini.

Marica – Capogruppo dei volontari partiti nei mesi di Luglio e Agosto 2006 per il Kenya (villaggio di Igoji)