Una mattina di settembre, come tutte le mattine da circa due anni, una settantina di bambini e ragazzi, da 1 a 16 anni, alle 7 sono già pronti per il breakfast. Escono dai dormitori, attraversano un grande cortile con in mezzo un alto albero di avocado e si avviano verso il refettorio. È il chiacchiericcio dei bambini che ci sveglia e ci ricorda che siamo in Africa. A Nchiru, in Kenya, nel villaggio “I bimbi del meriggio” la giornata comincia così. I più grandi in età scolare si avviano verso la scuola all’esterno, attraversando un bosco a piedi. I più piccoli aspettano l’arrivo della maestra d’asilo. E, infatti, dopo un po’ si odono le cantilene in inglese dei mesi, dei giorni della settimana, dei numeri, ecc. I 6 piccolissimi stanno ancora in culla, ogni tanto si sente piangere. Più tardi si riversano tutti nel cortile a giocare.
Ultimo aggiornamento (Lunedì 14 Novembre 2011 09:33)
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Ad un certo punto senti di dover dimostrare qualcosa a te stesso e tutto funziona incredibilmente perché questo avvenga. E così mi sono trovata in Kenya. Un mondo raccontato e visto solo dai giornali e sulle televisioni si distende davanti ai tuoi occhi; una realtà che per un mese è diventata la MIA realtà. Perché al di fuori di quel meraviglioso villaggio dove i Bambini del Meriggio giocano felici e dove puoi osservare i loro occhi sorridere nonostante tutto; al di fuori di vite spezzate e riattaccate; al di fuori di quella spensieratezza che è stata loro nuovamente concessa, c’è un popolo che deve affrontare problemi più grandi di lui. E non sono situazioni descrivibili, bisogna viverle, anche per un breve periodo, per apprezzare il tuo pezzo di mondo. La mia esperienza principalmente si è svolta all’interno del villaggio dove ho concretizzato il progetto di dipingere la parete del refettorio e a seguire altri lavori. La soddisfazione più grande era nel vedere la gioia e la curiosità dei bambini, dai più piccoli ai più grandi, crescere insieme al disegno e sapere di aver lasciato veramente un pezzo di me lì, in Africa. E forse un ricordo a quei bambini. Bambini che hanno fatto anche loro molto per me; mi hanno insegnato che niente può e deve toglierti il sorriso e che è sempre tempo di ricominciare e mi hanno preso per mano e trasportato nel loro mondo fantastico quando le mie emozioni erano fragili. Una parte del mio cuore e dei miei pensieri ora è lì, a rotolarsi nella terra rossa e a godere del calore di quel sole e di quei sorrisi, che spero di rivedere al più presto.
Ultimo aggiornamento (Lunedì 24 Ottobre 2011 08:24)
Sono arrivato in A.I.N.A. dopo aver dormito una notte dalle Sisters of Charity a Nairobi. Subito, appena arrivato al villaggio ho sentito qualcosa di forte dentro di me. Al villaggio sono stato accolto da Marek, il responsabile del villaggio che mi ha inserito immediatamente nel gruppo… La sera ho cenato con i bambini, ed anche se ero ancora un po’ frastornato dal viaggio, già mi sentivo parte integrante della famiglia. Il giorno seguente ho iniziato il mio piccolo progetto, che consisteva nel costruire le zanzariere per tutti gli alloggi del villaggio.
Ultimo aggiornamento (Lunedì 24 Ottobre 2011 08:34)
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Mentre il sole cominciava a tramontare creando un surreale alone arancione nel cielo, il nostro matatu si fermò davanti al villaggio AINA a N'Chiru. "Saaaaaammmmuuuueeeeelll" gridò Vicky, il capo dell'organizzazione. Lentamente, i grandi cancelli in ferro battuto cominciarono a scricchiolare e ad aprirsi mentre un alto, fiero, guerriero Masai li trascinava sul terreno arido. Aperti i cancelli, sembrava di essere davanti allo svelamento di un artefatto antico, in un museo, quando i presenti - pieni di euforica attesa – guardano con sorpresa cio' prima era solo nella loro immaginazione, un oggetto concreto. A differenza di un museo, però, qui gli spettatori stanno per entrare in un nuovo mondo, che, per ora, è la loro nuova casa.
Ultimo aggiornamento (Giovedì 07 Luglio 2011 08:00)
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Vorremmo innanzitutto ringraziarVi veramente dal profondo del cuore per averci dato la possibilità di vivere questa indimenticabile esperienza . Certamente il breve periodo durante il quale abbiamo vissuto insieme ai “bimbi del meriggio” dividendoci tra emozioni e sudore, tra pensieri e parole, è assolutamente poco ma la magica ed a volte irreale atmosfera che si crea in quei momenti fa si che il tempo possa diventare meno importante e che prevalga finalmente solo il fatto di esserci, di essere lì … non solo fisicamente … anche solo per un minuto. Speriamo di poter rivivere ancora tutto ciò.
Ultimo aggiornamento (Venerdì 24 Giugno 2011 10:35)
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L’esperienza vissuta questo mese in Kenya è stata molto intensa e sicuramente non facile da raccontare. Era la seconda volta che andavo a Nchiru, nel villaggio Aina Children’s Home, già vi ero stata sei mesi prima.
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Erano anni che sognavo l’Africa e finalmente l’ho trovata. Mi è sembrato di trovare la casa che cercavo da sempre, una casa composta da gente semplice, accogliente e felice nonostante i grandi problemi che affliggono questa terra.
Ultimo aggiornamento (Giovedì 21 Aprile 2011 10:45)
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Pensando di scrivere queste poche righe, dedicate all'AFRICA ed ai "bimbi del meriggio", ritorno con la mente a quei giorni, pochi rispetto alla forza delle emozioni provate, dove ogni giorno sono stata protagonista dei dolori, delle gioie e delle speranze che hanno animato questo percorso. Sono un'insegnante, una mamma e una nonna che ama viaggiare.
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visitando da turista più volte il centro Africa, mi ero resa conto, dei tanti bisogni di questa bellissima terra , martoriata dalla povertà e da un colonialismo in effetti mai finito.
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Scrivo di questa mia esperienza africana a distanza di quasi tre mesi….pensavo che il tempo avrebbe messo un po’ d’ordine nelle mie emozioni…ma non è del tutto così.
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Chiudo gli occhi e rivedo i bimbi sorridenti sempre, con i loro occhi che hanno visto molto; sento le voci dei più piccoli che mi chiedono “ballons” e “sweets”; sento la richiesta delle “shoes” per la domenica per andare a messa; sento l’odore della terra rossa; vedo l’asino che se ne va in giro a mangiare i ciuffi d’erba, non più impegnato a portare l’acqua dal fiume perché ora c’è - di nuovo - l’acqua che passa per l’acquedotto; vedo i lavoratori della Shamba che portano sulle spalle grandi rami di banano per dare cibo alle mucche; sento il grande Amore che c’è nella casa fra le Housemother e verso i bambini e l’Amore da parte delle bimbe più grandi, sempre pronte ad aiutare i più piccoli e gli ultimi arrivati. Riapro gli occhi e rimane sul mio volto un sorriso! Valerio, 34 anni, da Roma
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